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Canestrello biellese: tipico a pieno titolo

Nel 1931 il La Guida Gastronomica d’Italia citava il canestrello biellese tra i prodotti tipici che si erano resi emblema di italianità. Il vademecum del viaggiatore firmato Touring Club era alla sua prima edizione e si proponeva a tutti gli effetti come un censimento del patrimonio gastronomico del Bel Paese.

Nato nel 1984 come associazione non profit impegnata nella diffusione del ciclismo, anche come mezzo di diffusione del turismo peninsulare, il Touring Club era riuscito a redigere un abnorme inventario delle tipicità italiane attraverso il lavoro dei volontari capillarmente distribuiti in tutta la nazione.

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Strettamente legata ai territori, suddivisi in province, la Guida si poneva lo scopo di attivare percorsi turistici (un obiettivo lungimirante per i tempi) ed incentivare il commercio di prodotti alimentari. L’obiettivo primario era ovviamente quello culturale; spronare alla ricerca delle specialità locali, che con la fine della prima guerra mondiale poteva finalmente esigere i propri spazi.

La volontà di incentrare l’attenzione sulla cucina nostrana era certo solleticata da ideologie politiche nazionaliste, ma la valorizzazione della biodiversità italiana prevaleva su ogni altra velleità. La Guida Gastronomica d’Italia si fece manifesto ante litteram del km 0. Ancora oggi viene citata dagli storici dell’alimentazione come fondamentale riferimento.

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Alcuni tra i cibi citati sono attualmente scomparsi o continuano ad esistere grazie ai Presìdi Slow Food, mentre quelli che ancora vengono realizzati in maniera più o meno diffusa trovano in quella prima edizione della guida Touring Club la propria ascriziòne tra i prodotti tipici italiani.

Il canestrello biellese è certamente annoverato tra questi, elencato tra le tipicità della provincia di Vercelli, a cui Biella faceva capo al tempo. Da non confondersi con i più comuni canestrelli di pastafrolla, diffusi in varie regioni d’Italia e in particolar modo in Piemonte e Liguria, il “canestrej bieleis” è una doppia cialda al cacao farcita di cioccolato, mandorle e nocciole.

Amato perché leggero e goloso al contempo, estremamente croccante e perfetto da inzuppare, il dolce tradizionale viene attualmente prodotto sul territorio biellese da varie aziende più o meno storiche, più o meno artigianali. Certamente sono in pochissimi a riuscire nell’intento di diffonderlo lungo la Penisola o addirittura ad esportarlo, mantenendo il sapore caratterizzante del canestrello e la qualità delle materie prime, nel rispetto della ricetta originaria.

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Come spesso accade quando si parla di storia della gastronomia, è difficile stabilire con precisione cause e indicatori temporali. Dicono che i canestrelli biellesi siano nati nel 1600, ma è del 1805 il manoscritto, attualmente nella Biblioteca Reale di Torino, che cita il canestrello fatto di cioccolato tra le tipicità di Biella, peraltro tessendone le lodi.

Il documento, “Notice sul l’arrondissement de Biella, departement de la Sesia”, parla di come il prodotto tipico biellese “in cui il cioccolato è la base” fosse apprezzato da molti, richiesto e consegnato in altre città.

Un altro reperto importante risale al 1750, data incisa su una piastra utilizzata per cuocere il canestrello biellese. Forgiata in ferro, rappresenta l’anello di congiunzione tra il vecchio metodo di cottura ottenuto con la pietra rovente e il moderno acciaio.

Sulle ganasce, ora come trecento anni fa, vengono incisi i nomi dei produttori. Oggi sono loghi e cognomi di artigiani e aziende del territorio, un tempo erano gli stemmi dei casati nobiliari.

2018-01-29T16:33:58+00:00 giugno 15th, 2017|Magazine|